trasmettitori e di ricevitori telefonici di Righi

Descrizione: Nel 1878 il fisico bolognese Augusto Righi (1850-1920) presentava il suo modello di telefono all’Accademia delle Scienze di Bologna. Questo telefono, sebbene abbia avuto una diffusione assai limitata, permise con successo di trasmettere la voce fra Bologna e Ferrara.
I ricevitori sono composti da una basetta in legno sulla quale è montato un padiglione verticale pure in legno chiuso anteriormente da un disco di carta pergamena (rifacimento) al centro del quale è incollato un dischetto in ferro. Su di esso è stampigliata la scritta “TELEFONO RIGHI BREVETTO RICEVITORE”. All’interno del padiglione è fissato un’asta di ferro ricurva, sull’estremità della quale e in corrispondenza del dischetto è inserito un elettromagnete i cui capi terminano a una coppia di serrafili. In uno dei ricevitori manca l’elettromagnete.
I trasmettitori sono composti da una scatola cilindrica orizzontale munita sul retro di base d’appoggio e chiusi anteriormente da un disco di carta pergamena. Anche al centro di essa è incollato un dischetto in ferro con la stampigliatura “TELEFONO RIGHI BREVETTO TRASMETTITORE”. Sul retro del dischetto è fissato uno spillo metallico collegato ad una lamina ed un serrafili posto sul bordo del trasmettitore. La testa dello spillo (a bottone) è inserita in una piccolo contenitore cilindrico d’ottone contenente, in origine, della polvere di carbone (oltre a quella è possibile utilizzare una polvere metallica). Il contenitore, che appoggia su di uno specchietto sostenuto da una lamina di ottone, è collegato ad un secondo serrafili. Questo è unito ad una lamina metallica che appoggia sul contatto collegato al serrafili in comunicazione con lo spillo. Un bottone d’avorio agisce sulla lamina e permette di interrompere temporaneamente il contatto, che può essere interrotto anche agendo su di una manopola a vite. Una seconda manopola a vite agisce sulla lamina che sostiene il contenitore della polvere e grazie ad essa si può variare la pressione esercitata dal bottone sulla polvere. Un trasmettitore e un ricevitore sono marcati “No 66” mentre gli altri recano “No 67”. Una “P” denota uno dei serrafili dei ricevitori.
Il trasmettitore e il ricevitore sono messi in circuito con una pila. Le vibrazioni sonore agiscono sulla membrana del trasmettitore modulando la pressione dello spillo sulla polvere. Siccome la conduttività delle polveri metalliche (o di carbone) dipende anche dalla pressione alla quale sono sottoposte, le vibrazioni della membrana generano una corrente modulata nel circuito. Queste modulazioni, tramite l’elettromagnete, agiscono sulla membrana del trasmettitore che restituisce così i suoni. Modificando con l’apposita manopola la pressione dello spillo è possibile, entro certi limiti, variare la sensibilità dell’apparecchio.

Data: 1878 circa

Autore: costruito da Ravegnani secondo gli inventari antichi

Misure: Ricevitori: a), b) altezza 244, diametro max. 210; trasmettitori: c), d) spessore 67, diametro 104 mm

Dal martedì al venerdì dalle 9 alle 16, sabato e domenica dalle 10 alle 18.

Lunedì chiuso.

Il Planetario è visitabile solo in occasione degli eventi e delle lezioni in programma, su prenotazione.

€ 10.00 adulti
€ 8.00 bambini

Search